Storia di sei ragazzi e tre canoe nella natura norvegese pt. 2

7 Agosto
Ci svegliamo alle 9, abbiamo dormito davvero bene e l’eccitazione delle canoe ci fa alzare rapidamente. Ma a metterci fretta e imbarazzo è soprattutto la marea di pendolari che senza battere ciglio si diverte a fare lo slalom tra i nostri sei saccopelo e con disinvoltura andare a prendere il treno. Ci sembra surreale. Prendiamo il bus in direzione Flam che ci accoglie con un tiepido sole mettendo subito tutti di buon umore. Raggiungiamo il noleggio canoe dove sistemiamo i bagagli nelle sacche stagne perché non si bagnino e dove conosciamo Marta, la ragazza del noleggio, simpatica, disponibile e molto molto carina. Finge di credere alle nostre capacità in materia di navigazione e di canoe. A noi importa solo quello in fin dei conti e che non ci faccia perdere tutto il giorno spiegandoci come remare; siamo ragazzi e abbiamo voglia di andare all’avventura. Ci dà delle nozioni su come salvarsi nel caso di ribaltamento. Il breve corso da bagnino ci fa molto divertire. Ormai sono le 15, foto di rito, la salutiamo affettuosamente e partiamo!


La squadra è divisa in tre kayak doppi: Jack e Rouge, Sella ed io, Maffo e Tommi.
Neanche un’ora e ci fermiamo per pranzare. Che odio la Simmenthal! Abbiamo grandi propositi per la giornata e non ci rendiamo troppo conto delle nostre reali capacità.
La mancanza di bombole e l’inutilità dei fornelli che abbiamo portato da Bologna ci obbliga ad accendere un fuoco per cucinare ma non si possono accendere fiamme libere ovunque e quindi abbiamo la necessità di arrivare a dormire in un posto suggeritoci da Marta in cui siamo sicuri si possa fare. Questo posto era troppo lontano ma ancora non ce ne eravamo resi conto. Mentre pagaio mi viene un’irresistibile voglia di cantare e in questi momenti alla mente affiorano solo canzoni degli 883 o peggio Tiziano Ferro. Non credo fossero particolarmente contenti i miei compagni di viaggio di sentire “sere nere” o “come mai” cantata da me. Sella, alle volte, possiede una tale capacità di sopportazione che ti irrita e durante questo viaggio è stato messo a dura prova. La navigazione è intermezzata da cielo sereno e scrosci d’acqua, stavolta la pioggia ci piace. Ci si sente piccoli e soli a guardare in alto ma non siamo demoralizzati, si è immersi in un canyon di pareti nere a picco sul mare.
Vorrei che queste sensazioni rimanessero ancora con me per un po’. Ma a rompere questo momento ci pensano due enormi crociere che ci passano a fianco. Bisognerebbe fare un ragionamento di come l’uomo abusi della natura e di come la stia effettivamente distruggendo. Si è perso davvero il senso della bellezza, del piacere e del gusto. La serenità che si ha quando si vede la meraviglia della natura.
Almeno quelle enormi navi hanno creato delle onde che proviamo a surfare divertendoci.
Vorremmo trovare un posto dove dormire e mangiare. Ad ogni curva che superiamo ci spingiamo ad andare a quella dopo nella speranza di trovare uno spiazzo migliore.
Belli stanchi ci fermiamo in una comoda radura. Bisogna però tirare su le canoe e sistemarle sul prato, operazione non scontata visto le rocce scivolose e il peso delle imbarcazioni tutte cariche. Fatto quest’ultimo sforzo ci asciughiamo e montiamo le tende. Sella fa il fuoco e cucina con Maffo, Jackie pesca, o meglio ci prova, io scrivo. La radio a fatica continua ad accompagnarci. Jackie brontola ricordandoci che dobbiamo migliorare sulla logistica, secondo lui infatti ci siamo attardati troppo prima di trovare una sistemazione per la notte. Il giovane ragazzo dell’appennino emiliano è ancora ben lontano dallo scoprire cosa significhi viaggiare con Maffo.

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Avvistamenti di oggi: almeno due delfini, tre per i più ottimisti ma Thompson vuole vedere le foche, chissà. come si dice la speranza è l’ultima a morire.

8 Agosto
Sono seduto a scrivere su un vecchio mulino diroccato con piedi a spenzolo sull’acqua e davanti a me il tratto di fiordo più largo che abbiamo percorso in questi giorni. il Sognefjord è il fiordo più lungo della Norvegia e si estende fino a 204 Km prima di sfociare nel mare del nord. C’è calma e silenzio e mi coccola un timido vento. Mentre Maffo girovaga in canoa, il sole si nasconde tra le cime delle montagne, questi colori mi danno pace e mi tranquillizzano, non sono colori caldi ma sono semplici e riposano gli occhi. Il verde dell’acqua, il grigio delle pareti e un puntino giallo sfuocato al centro sono i colori predominanti di questo quadro. Mentre ripercorro la giornata di oggi non posso che essere pienamente soddisfatto e sorrido pensando alla fortuna di questa giornata. Nonostante i buoni propositi ci siamo svegliati tardi con un tiepido sole che ci scaldava e siamo riusciti immediatamente ad avvistare diversi delfini. Abbiamo fatto colazione e piano piano ci siamo sistemati per ripartire per il nostro viaggio: ci è stata donata una giornata veramente ideale! Poco vento e un po’ di sole giusto per pagaiare in tranquillità. Le condizioni sono le migliori ma appena si inizia a remare un dolore intenso si propaga dalla schiena e sopraggiunge alle spalle a ricordarti tutti i chilometri del giorno precedente ma il morale alto, altissimo.

Ci siamo fermati per un pranzo veloce a base di sgombro e Tommy ed io abbiamo inaugurato il bagno nell’acque salate del fiordo; infatti, una peculiarità è proprio che l’acqua dolce di scioglimento dei ghiacciai si inabissa lasciando in superfice l’acqua proveniente dal mare. Il nostro coraggio di tuffarci non è ripagato dal sole che ci fa lo scherzo di nascondersi per qualche ora giusto per asciugarsi poco e male e non provare quella dolce sensazione di quando la pelle viene liberata dalle gocce gelide d’acqua e la schiena si scalda nel profondo. Rimpiangerò la scelta di essermi tuffato e pagherò questo folle volo per tutte le ore seguenti ma almeno conserverò il primato di essere stato il primo a tuffarsi nel freddo fiordo norvegese. Oro per l’ego. L’energia che mi aveva accompagnato nella scelta del tuffo improvvisamente sparisce e remare diviene un’amara obbligazione. Nonostante desiderassi solo un po’ di riposo sentivo il dovere di continuare a pagaiare. In cuor mio ringrazio Davide per non aver fatto pesare il mio nullo contributo alla causa. Il vento, contrario nella prima mezz’ora, ora si era calmato aprendo il cielo.
Imbocchiamo il punto più stretto per attraversare il fiordo da sponda a sponda.
Attraversare una vasta distesa d’acqua non è così semplice come può sembrare. Per quanto la canoa sia un mezzo agile rimane comunque molto lenta rispetto alle barche che possono godere di un motore. Quindi è necessario scegliere bene il tragitto più corto e ponderare bene i tempi. Il fiordo è comunque molto largo e per attraversarlo ci metteremo diversi minuti. Decisi ma con calma ci avviamo.
Dalle canoe in lontananza scorgiamo un gruppetto di case. Ormai l’occhio si era abituato a trovare il rosso delle tipiche case norvegesi in legno che ben contrasta il blu dell’acqua e il verde del bosco.
Ci eravamo dati come obiettivo intermedio proprio quell’abitato. Sarà un ottimo stimolo per continuare a remare.
Dovevamo anche trovare dell’acqua dolce per riempire le borracce e cucinare e da lontano sembrava proprio esserci vicina una bella cascata.
Quando il corpo è stanco la mente gli corre in aiuto. Darsi dei punti intermedi in fondo è proprio questo. Ricordarsi di fare piccoli passi, poco alla volta. Arrivare a quelle case era fondamentale per tenere su il morale e non farsi prendere dallo sconforto.
Superiamo la metà del tragitto e quando capiamo di essere fuori pericolo, lontani dalla rotta delle grandi navi ci concediamo una pausa.
Le mani smettono di stringere nervosamente il remo. E si rinfrescano immerse nell’acqua. La schiena si stira e si aggiusta la posizione sul sedile. Gli occhi si riaprono per dare consapevolezza al momento.
Siamo in stallo sull’acqua e ci guardiamo attorno. Un raggio di sole è la giusta ricompensa alla umida sventura dei giorni precedenti.
La frenesia di questo secolo ci ha diseducato a goderci delle pause. Anche i momenti di tranquillità devono essere fatti fruttare in qualche modo.
Stavolta fermarci a goderci il momento è stata la scelta migliore che potessimo fare. Neanche a farlo apposta e siamo circondati da delfini.
Non sono una novità, in questi giorni ci hanno accompagnato spesso. Ma questa volta è stato diverso, potevi quasi immaginare di toccarli. Si vedeva nitidamente il muso che con discrezione usciva dalla superfice seguito da un rapido movimento di pinna a disegnare un semicerchio a pelo d’acqua. Scatto qualche foto e ci rimettiamo a remare. Avvicinandoci all’abitato scopriamo che la casetta rossa che vedevamo da lontano in realtà era un vecchio mulino abbandonato.
Ci sembra un posto ideale per fermarci la notte a dormire. Protetti da una larga tettoia sicuramente staremmo all’asciutto.
Scrivo seduto nel vecchio mulino e nel frattempo Maffo gironzola in canoa davanti a me. Come faccia ad aver ancora voglia di remare io proprio non lo so. Mi sento stanco e infreddolito. Il posto in cui mi trovo ora mi dona pace. Maffo ha deciso di tuffarsi anche lui. Sorrido. Unica pecca della giornata: qualche zecca di troppo, la mancanza di pinzette e una ferita alla mia gamba e che si sta gonfiando. Ma nel complesso oggi …lode.

Allora come va? La vacanza procede al meglio dopo due giorni veramente faticosi oggi c’è stata concessa una giornata di pieno sole. Sento la stanchezza delle scorse tre settimane e forse anche di quelle prima. Credo di avere un po’ di febbre, ma una buona dormita mi rimetterà in sesto. Secondo? giorno di canoa superato a pieni voti, in mezzo al fiordo abbiamo remato con i delfini. Qui la natura è rimasta intatta pochissime tracce dell’uomo. Guardare in alto mi ricorda quanto in fondo siamo piccoli e presuntuosi. Ti voglio troppo bene. Spero vada tutto al meglio. Ho un sacco di cose da raccontarti e la voglia di vederti è enorme. Sono piuttosto stanco e acciaccato. Appena mi rimetto un po’ in sesto ti chiamo, promesso. Mi stanno preparando una tisana. Ora mangio qualcosa e vado a nanna. Mi addormenterò con il sorriso. Bacio